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© ValerioMarchi.it 
Come gli Sciti

Le mie poesie

Nel Lachete di Platone Socrate, dialogando, ragiona sulla definizione di “coraggio”; a un certo punto, dice: «Senz’altro è coraggioso il soldato che descrivi, che resta al suo posto e combatte contro i nemici». «Io almeno credo», risponde Lachete. E Socrate, ancora: «Anch’io lo credo. Ma che dire di quell’altro che abbandona il posto ma combatte contro i nemici mentre fugge?». «Mentre fugge?», domanda sorpreso Lachete. «Sì, come gli Sciti, per esempio, di cui si dice che combattono fuggendo non meno bene che mentre avanzano». Ecco, per me la poesia è un atto di coraggio che richiama alla mente quella antica popolazione nomade di eccellenti guerrieri e arcieri a cavallo. La poesia è fuga di fronte al nemico, ossia contro tutte le brutture di questo mondo, comprese quelle che stanno dentro noi stessi; ma, se i suoi dardi (i versi) sono adoperati con la destrezza e la strategia degli Sciti, può essere un combattimento pieno di ardimento, una via alternativa a quelle comuni, un’ancora di salvezza nei molti frangenti della vita. Il biologo Henri Laborit, poi, nel suo Elogio della fuga, ha scritto del veliero che, non potendo lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, per non andare alla deriva sceglie la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela, solo modo per salvare barca ed equipaggio; il che permette anche di scoprire le rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme: rive che coloro i quali hanno avuto l’illusoria fortuna di seguire le rotte dei carghi e delle petroliere, quelle senza imprevisti imposte dalle compagnie di navigazione, non potranno conoscere. La poesia, per me, è astrarsi per essere concreti, per scendere dentro se stessi, per penetrare meglio le cose e crescere dentro. Scrivevo nel 2001:

Poesia 

poesia

è vero fare

lo dice la parola

me lo conferma il cuore

 

Strategie

Come gli Sciti

combatto mentre fuggo,

mostrando a tutti l’arte del coraggio

di chi si scansa perché fa la guerra

contro un nemico

per vincere se stesso,

di fronte al mondo che mi spinge indietro

e che m’insegue, ma finisce in trappola.

 

Poeti

Precipitati

dentro la voragine

nel turbine

ci prende la vertigine

si sente tanto freddo

non ci si può scaldare

Si ansima

ma poi

l’ossigeno ci manca

e si rifiuta

il gorgo della vita

Ci si rifugia

ai margini del vortice

là dove l’aria è pura

e questa fuga

diventa vita vera

 

Ho ottenuto nel corso degli anni premi e segnalazioni in numerosi concorsi nazionali e internazionali di poesia. Ho inoltre pubblicato tre sillogi poetiche: Giochi di spiaggia (Cultura Duemila, Ragusa 1994), Argini (L’Autore Libri, Firenze 1999), Voci dalla stanza accanto (Editoriale Sette, Firenze 2001 – è stata presentata a Udine con l’intervento di Elio Bartolini). Prevedo si stampare una nuova raccolta entro il 2009.

 

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