“Frankenstein. Figlio di un anno senza estate”

Udine, 2018

Udine, 2019

Aprile 1815, Indonesia, vulcano Tambora: si scatena una delle più spaventose eruzioni degli ultimi millenni. Le enormi quantità di ceneri liberate nell’aria formano una barriera che i raggi solari faticano a penetrare, causando un ciclo tra i più freddi della cosiddetta «piccola era glaciale»: così, fra lunghe piogge scroscianti, alluvioni e tempeste di neve, oltre ad epidemie e carestie, il 1816 diventerà l’anno senza estate.

Alcuni letterati inglesi cercano ristoro sul lago di Ginevra e, in una delle tante sere cupe e burrascose, leggendo racconti gotici, emerge l’idea di scrivere, in una sorta di competizione fra amici, storie spaventose. Saranno John Polidori (autore de Il vampiro, precursore di Dracula) e la giovanissima Mary Shelley a concepire fantasie immortali, almeno per questo mondo. La prima edizione del romanzo di Mary Shelley, con il titolo Frankenstein ovvero il moderno Prometeo, risale all’inizio del 1818.

«Per scoprire le origini della vita, bisognava capire la morte», ricorderà il dottor Victor Frankenstein prima di concludere tragicamente una disperata, inutile caccia al frutto dei suoi esperimenti. E forse il mostro, in qualche forma, si aggira ancora… Infatti le tematiche etiche, filosofiche ed esistenziali sollevate dalla Shelley (i limiti dell’ambizione umana, la sfida dell’uomo alle leggi della natura, le questioni teologiche, il male che nasce dall’assenza del bene, il tema del doppio, la paura del diverso che genera mostri, l’esclusione sociale, il capro espiatorio…) si sono troppo spesso perse per strada. È bene recuperarle, fra parole e musica.